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Innovazione nelle ‘Smart cities’ : una opportunita’ per il sistema italiano

Come in tutti i temi di recente moda, sulle cosiddette ‘smart cities’ ci sono ancora molte confusioni di tipo semantico, nel senso che il concetto spazia ancora in un range estremamente vasto di interpretazioni e declinazioni : praticamente ogni aspetto del vivere urbano viene discusso in convegni dedicati alle smart cities, e sono ormai moltissimi i casi di presunte best practice e progetti, talvolta con evidenti difetti di sostenibilita’.

Sono appena rientrato dal summit per l’america latina del World Economic Forum, a Puerto Vallarta in Messico e anche li’ una intera sessione e’ stata dedicata a discutere casi e tendenze in atto nelle megalopoli del Ssud America. In particolare, ho avuto modo di approfondire il tema con il Governatore dello Stato Messicano di Jalisco (capitale Guadalajara), Emilio Gonzalez Marquez, che ha ascoltato con molto interesse le nostre iniziative, qui in Emilia-Romagna, per stimolare l’attivita’ fisica dei cittadini.

Altre recenti occasioni di coinvolgimento sono state ad esempio in Malesia e in Ucraina, dove vi sono grandi progetti di sviluppo di intere aree urbane o parchi tecnologici con in mente il benessere del futuro cittadino, in cui gli spazi vengono progettati per motivare gli individui ad avere uno stile di vita salutare.

A livello di best practices gia’ consolidate, dal punto di vista degli interventi per contrastare gli stili di vita nocivi, e’ degna di nota l’esperienza della citta’ di Liverpool, che da diversi anni ha attrezzato palestre pubbliche dedicate ai cittadini sovrappeso o diabetici, collocate in aree della citta’ in cui erano disponibili spazi di proprieta’ del Comune e bisognose di essere rivitalizzate da un nuovo flusso di cittadini. Sono state sfruttate diverse aree all’interno di caserme dei vigili del fuoco e di scuole, e poco per volta sono migliorati i dati di obesita’ nella popolazione, un tempo i peggiori nel Regno Unito.

In Italia abbiamo una forte credibilita’ sui temi della prevenzione, perche’ abbiamo abitudini alimentari ancora abbastanza sane, una certa predisposizione all’attivita’ fisica, tassi di fumatori e di alcoolisti inferiori a quelli tipici di altre aree geografiche e anche una migliore gestione delle situazioni di stress.

Di conseguenza, per ora, abbiamo una speranza media di vita maggiore e migliori indici epidemiologici di malattie cardiovascolari e del metabolismo. Il nostro vantaggio comunque si va riducendo, soprattutto nelle nuove generazioni che vedono crescenti percentuali di individui sovrappeso ed obesi, ma possiamo ancora contare sul fatto che questo vantaggio ci viene riconosciuto, ovvero abbiamo un buon ‘brand’ internazionale in questo campo.

E’ evidente cha a livello internazionale, da parte delle amministrazioni pubbliche e dei gruppi privati investitori in grandi progetti di real estate residenzale, di aree industriali e parchi tecnologici, vi e’ un crescente bisogno di competenze multidisciplinari necessarie sia alla progettazione e alla gestione di interventi sulle citta’ esistenti, che di progettazione di intere nuove citta’ per assecondare il crescente fenomeno di urbanizzazione nelle economie a crescita veloce.

Gli investitori hanno capito che una maggiore attenzione ai bisogni dell’individuo e alla sua motivazione a seguire uno stile di vita salutare comporta un forte valore aggiunto e un notevole vantaggio competitivo della loro proposta immobiliare una volta che sara’ collocata sul mercato.

Considerando il riconoscimento da parte del mercato internazionale del fatto che in Italia abbiamo una cultura e un codice comportamentale individuale in grado di gestire meglio che altrove i fattori di rischio, vedo i presupposti per proporci come sistema e divenire fornitore privilegiato di soluzioni per smart cities.

Penso agli urbanisti ed ai designer, in grado di progettare interventi sulla infrastrutturazione delle citta’, sulla pedonalizzazione e sugli interscambi pedone-mezzo di trasporto.

Penso alle forti competenze industriali, con leadership internazionale, dei settori food e furniture (per l’arredo urbano) e a quelle nell’ambito wellness e fitness.

Non sono da meno le esperienze accumulate nell’ambito della medicina preventiva, gli esperimenti che tentano di risolvere il coesistente bisogno di forte concentrazione e massa critica nelle strutture ospedaliere urbane e il contestuale bisogno di offrire strutture di cura primaria delacalizzate capillarmente e facilmente accessibili da parte della popolazione urbana.

E ovviamente immagino un forte ruolo dell’Universita’, con l’obiettivo di creare un organico quadro teorico e sistemico a questi aspetti molto multidisciplinari e puntuali.

In fin de’ conti si tratta solo di mettere a sistema una serie di competenze gia’ disponibili a livello di specialisti e di proporre una soluzione multidisciplinare, con una visione olistica, forte dell’accesso lle singole esperienze.

In presenza di una forte domanda internazionale possiamo vantare due cose molto importanti,  un brand e singole competenze specifiche e puntuali. Ma per vincere le grandi forniture dobbiamo riuscire a collegare le varie tessere del mosaico e poi fare azioni di marketing sistemico per poter dire la nostra al mercato.

Altrimenti dovremo accontentarci, quando ci andra’ bene, del ruolo di deboli subfornitori di chi, di volta in volta, sara stato capace di acquisire commesse chiavi in mano.