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2000 nuovi imprenditori tredicenni ogni anno

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Per incrementare i tassi di genesi di nuova imprenditoria giovanile, a scuola bisogna insegnare anche come si fa a vendere.

Questa e’ la strategia implementata dal governo di Dubai, che da sei anni indice l’iniziativa ‘Young Entrepreneurs Competition’, proprio per incrementare il tasso di genesi di imprenditoria giovanile e procedere piu’ speditamente verso una economia diversificata e competitiva.

Se impari a farlo la prima volta, poi prima o poi lo farai ancora, se ti capitera’ l’occasione giusta. Se invece non hai idea di come si fa, anche se avrai molte opportunita’ non le potrai sfruttare.

Ecco allora che agli studenti di eta’ comprese tra i 13 e i 15 anni di tutte le scuole divisi in gruppi di tre-quattro ragazzi, viene proposto di inventarsi un nuovo business: qualsiasi cosa purche’ originale, realizzabile e vendibile, da proporre sul mercato.

Poi, per vendere quanto realizzato, a ognuna delle start up partecipanti viene messo a disposizione uno stand nel Dubai Mall, il piu’ grande mall del mondo, per cinque giorni.

Una giuria di imprenditori di successo seleziona le idee piu’ promettenti, le banche locali e il mall stesso sponsorizzano coprendo i costi dell’iniziativa, altri sponsor procurano i premi, i media seguono da vicino l’evento, la camera di commercio registra l’iscrizione dei partecipanti simulando il processo di costituzione di una nuova impesa e il pubblico fa il resto, affluendo in massa.

Quest’anno sono sono aumentati i partecipanti, ben 600 nuove start up inventate e gestite da teen agers hanno avuto la possibilita’ di cimentarsi sul mercato.

Ogni team lavora in classe per inventare e realizzare i propri prodotti, poi si provvede alla realizzazione del materiale promozionale, all’allestimento del negozio e infine alla vendita vera e propria, interagendo direttamente con il cliente vero in concorrenza con gli altri partecipanti. Attraverso l’emissione dello scontrino si gestisce il flusso di cassa e le contabilita’.

Dopo l’evento ogni team torna in classe per realizzare un bilancio, tenendo conto del capitale inizialmente investito, per poi provvedere alla distribuzione degli eventuali dividendi agli azionisti… tredicenni.

I bassi livelli di imprenditoria giovanile in Italia si spiegano anche con il fatto che nelle scuole i ragazzi imparano tante cose, ma non certo come si fa a vendere qualche cosa a qualcuno.

Questa componente vitale della vita quotidiana adulta e’ trascurata nel processo formativo dei sistemi scolastici latini, in cui si preferisce insegnare letteratura, latino e greco privilegiando le speculazioni teoriche alle nozioni pratiche importanti nella futura vita quotidiana.

L’applicazione del pragmatismo al processo educativo, tipico del sistema angloosassone, implica che la materia ‘business’ e’ tra quelle che piu’ di altre contribuiscono alla formazione del giudizio finale dello studente.

In Italia il ragazzo cresce con la nozione che la speculazione teorica sia da privilegiarsi alle applicazioni con utilita’ concrete, qui invece si privilegia l’aspetto concreto e la speculazione teorica e’ solo uno strumento subordinato, utile per raggiungere meglio lo scopo utilitaristico

Il ragazzo italiano si forma in un contesto in cui arriva alla laurea senza aver avuto alcuna esposizione all’impresa ed alle logiche commerciali, stara’ poi alle imprese l’onere di formarli dopo la laurea, forse a trenta anni cominciano a potersi orientare. Qui a tredici anni ogni anno duemila ragazzi fanno impresa, inventano prodotti veri e li vendono davvero. Si crea un precedente, e qualche anno piu’ avanti, alla prima idea buona, il ragazzo non avra’ difficolta’ a replicare un processo gia’ imparato a scuola.