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Il nuovo Made in Italy in vetrina ad Adelaide: otto promettenti scale-up si preparano all’espansione nell’Asia-Pacific.

scale up ad Adelaide

Sono venuti fin qui in dodici, volando per venticinque ore dall’Italia, per presentare ad Adelaide le storie delle loro otto nuove iniziative imprenditoriali alla comunità di investitori, imprenditori e manager down-under.

Otto aziende con soluzioni di avanguardia, che stanno crescendo per portare dall’Italia soluzioni innovative nel mondo. Chi con dispositivi biomedicali, chi con soluzioni per la cyber security,  per l’agricoltura e la produzione alimentare, anche per il wellness: è il nuovo Made in Italy che avanza.

Prima di Adelaide hanno fatto tappa a Melbourne e Tokyo, grazie all’iniziativa e all’organizzazione del noto esperto di innovazione Emil Abirascid e alla collaborazione tra i consolati italiani e il governo del Sud Australia.

Ad Adelaide il programma è iniziato con una cena, a cui hanno partecipato cento trenta ospiti. Investitori (venture capitalists ed investitori informali, wealthy individuals curiosi di esplorare nuovi ambiti di investimento per i propri capitali famigliari), docenti ed esperti di nuove tecnologie, ma anche il Ministro dell’Innovazione e alcuni top manager del governo del Sud Australia.

Dopo il benvenuto del Ministro, del Console italiano e di Emil Abirascid, ogni azienda italiana ha presentato la propria soluzione innovativa e la sua strategia di sviluppo.

Grazie anche alla complicità delle bottiglie di corposo Shiraz della vicina Barossa Valley, gli imprenditori italiani si sono velocemente affiatati con la comunità di investitori e innovatori australiani. L’ultimo dei pitch italiani è coinciso con la distribuzione dei filetti di Angus australiano, ma anche con un immediato incremento del chiacchiericcio nella sala, subito ingaggiata in decine di conversazioni su temi di innovazione, trasferimento tecnologico, partnership industriali, investimento e sviluppo di mercati internazionali.

L’abitudine australiana di cenare molto presto e lasciare il ristorante ad un orario in cui in Italia si comincia a pensare all’aperitivo è stata stravolta: gruppi di persone hanno continuato a parlare fino a molto tardi, gli Italiani con passione nel presentare le proprie idee, gli Australiani con curiosità di capire come poterle applicare e sviluppare qui. Contenti anche il cassiere del bar e i camerieri, pagati ad ore con la minimum wage più generosa al mondo.

La mattina del giorno successivo il governo del Sud Australia ha organizzato, presso la scuola di imprenditorialità dell’Università di Adelaide, una serie di presentazioni relative alle strategie di sviluppo economico e di testimonianze di imprenditori locali, volte a illustrare agli italiani le possibilità di fare leva sull’Australia per la loro futura crescita nei mercati asiatici.

Per il resto della giornata ogni azienda ha avuto uno specifico programma di appuntamenti con potenziali futuri partner, aziende con tecnologie complementari, laboratori di ricerca clinica, esperti di certificazione e potenziali investitori.

Al di la’ della cronaca, è interessante ora considerare questa storia sotto l’aspetto della creazione di valore e dei benefici percepiti dai suoi protagonisti: le imprese italiane, i consolati e le ambasciate italiani che le hanno supportate, ma anche il governo del Sud Australia ed il tessuto economico di Adelaide.

Le imprese, prima di tutto. Fare crescere una start up è un esercizio di equilibrismo tra estremi: gli start upper sono personaggi poliedrici, consapevoli che è necessario occuparsi maniacalmente del dettaglio del qui ed ora, ma allo stesso tempo anche della strategia a dieci anni.

Io lo chiamo lo strabismo dello start-upper : il prodotto non c’è ancora, e magari non ci sarà per i prossimi due anni, ma nonostante ciò è già ora di occuparsi del futuro posizionamento nei mercati internazionali, anche in Asia e in Australia.

Ecco perché otto scale-up sono venute fin qui agli antipodi. Qui di giorno parlavano dei loro futuri mercati, di sera si collegavano ai laboratori in Italia portando avanti lo sviluppo dei loro futuri prodotti.

E’ chiaro anche il motivo per cui qualcuno come Emil Abirascid e le strutture diplomatiche italiane a Tokyo, Melbourne e Adelaide, ha pensato di prendersi cura di loro.

Ma perché invece un governo come quello dello stato del Sud Australia ha deciso di impegnare uomini e budget per un programma a favore di otto scale-up italiane?

Forse è questo l’aspetto più innovativo della storia, perché riguarda l’interessante tema di come si stanno evolvendo le politiche di sviluppo economico dei governi.

Il motivo per cui il Sud Australia si è preso cura delle scale up italiane è la consapevolezza che lo sviluppo economico oggi richiede sistemi aperti e necessita di partnership. Una nuova tecnologia sviluppata all’esterno dell’Australia, può creare ricchezza e sviluppo economico anche in Australia se qui si aggrega con  partner locali, in grado di consentirne lo sviluppo localmente e l’espansione, qui in Australia e da qui poi nel resto dell’area Asia-Pacific.

Ma affinché ciò possa avvenire, è necessario che il governo svolga un ruolo di catalizzatore, di propulsore delle partnership, ovvero della condizione necessaria per raggiungere l’obiettivo finale di sviluppo economico.

Le azioni di supporto allo sviluppo economico pertanto oggi possono essere molto più articolate che in passato, per via delle opportunità di crescita legate all’innovazione e alle attività ad alta intensità di conoscenza.

Mentre in passato l’azione di governo si occupava solo del supporto diretto alle imprese nel proprio territorio, nel timore della competizione internazionale, oggi è possibile incidere positivamente sullo sviluppo economico anche attraverso la facilitazione di programmi internazionali in ingresso, non solo export e outbound.

E questa storia di Adelaide è un interessante esempio di sperimentazione di nuove pratiche di sviluppo economico.

Marco Baccanti

Chief Executive

Health Industries, Governo del Sud Australia

Twitter @mbaccanti