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L’innovazione nel settore della salute: il ruolo dei governi

DISPOSITIVI MEDICI

Il fatto che un prodotto, una tecnologia o un servizio innovativo in grado di soddisfare uno specifico bisogno siano stati inventati, sviluppati e resi disponibili al mercato, non è di per sé una condizione sufficiente perché la collettività riesca a trarne effettivo beneficio.

Molto spesso infatti esistono barriere all’ingresso tali che molte soluzioni innovative potenzialmente molto efficaci rimangono a livello di prototipo senza riuscire ad incidere significativamente sull’esigenza per la quale sono state sviluppate.

Questo fatto è tanto più vero quanto maggiormente è regolamentato lo specifico settore applicativo dell’innovazione, e quello della salute è l’ambito più esemplare.

Il settore della salute è probabilmente quello più impermeabile all’introduzione dell’innovazione, e allo stesso tempo anche quello in cui l’innovazione potrebbe recare maggiore beneficio, in termini sia di miglioramento delle condizioni della popolazione che di sostenibilità economica per i governi e per il settore privato.

Una modalità per aumentare la probabilità che l’innovazione possa superare la barriera di resistenza all’ingresso è quella di introdurre pratiche innovative nei governi che consentano di sperimentare temporaneamente le innovazioni sul campo in deroga ai vincoli normativi in essere, in modo da ottenere dati e informazioni per l’eventuale successiva decisione di introdurre modifiche nelle prassi e nella legislazione.

Questo concetto di sperimentazione in deroga è oggi oggetto di discussione presso alcuni governi, tra cui quello del Sud Australia, dove opero da alcuni anni come chief executive dell’organizzazione Health Industries SA.

Il settore della salute è caratterizzato da prassi consolidate e da una forte resistenza al cambiamento motivate dalla cautela per la salute del paziente ma anche, allo stesso tempo, da un vitale bisogno di introdurre cambiamenti.

Infatti molte delle prassi oggi consolidate non sono più economicamente sostenibili, e contemporaneamente molte soluzioni tecnologiche sarebbero già disponibili ma stentano ad essere introdotte. Pertanto il sistema avrebbe un bisogno vitale di introdurre cambiamenti, modelli gestionali, tecnologie e servizi innovativi.

Pensiamo alle opportunità offerte dalla medicina personalizzata, ad esempio. La possibilità di utilizzare le informazioni genetiche del paziente consentirà di proporre farmaci efficaci perché adeguati al suo specifico profilo genomico. Ma ad una maggiore efficacia della cura corrisponde un minore ‘mercato’ per l’azienda produttrice, che ha dovuto investire per lo sviluppo del prodotto ma può contare solo su una frazione di pazienti. L’attuale sistema di regole che normano la ricerca clinica ed i relativi investimenti è un deterrente per l’introduzione e la commercializzazione si soluzioni basate sulla medicina personalizzata.

I dati dei pazienti sono un alto esempio. Essi sono una importante miniera, che consente ad algoritmi di intelligenza artificiale di identificare tendenze e di consigliare prassi mediche con vari benefici, come minori rischi di errore, vantaggi organizzativi e risparmi nella gestione dei pazienti. Ma nonostante i software si accontentino di elaborare dati anonimi, e nonostante i sondaggi dimostrino che i cittadini sarebbero ben lieti di rendere i propri dati disponibili in forma aggregata per fini di ricerca, di fatto in molte giurisdizioni esiste un impianto legislativo molto protettivo nei confronti della privacy dei pazienti che rende impossibile elaborare o rendere disponibili dati digitali di pazienti per fini di ricerca e sviluppo, anche in forma aggregata e completamente anonima.

Un’altra evidenza è data dall’emergenza delle malattie legate agli stili di vita (NCD, malattie non trasmissibili), ormai di gran lunga più frequenti di quelle trasmissibili, causate da infezioni. Gli incidenti cardiovascolari, le malattie metaboliche (diabete) e neurodegenerative (Alzheimer, Parkinson’s) e alcuni tipi di tumore oggi sono le principali cause di degenze ospedaliere. Le loro cause sono attribuite non a patogeni, ma alle abitudini della popolazione, come la dieta, la mancanza di esercizio fisico, l’abuso di sostanze e lo stress. E’ chiaro pertanto che se oggi l’assistenza medica fosse in grado di dedicarsi non solo ad intervenire quando si verifica un problema acuto ma anche alla prevenzione, ci sarebbero importanti benefici sulla qualità della vita e sulla sostenibilità economica del sistema. Ma ciò non è facile, finché tutto il sistema, a partire dalla formazione dei medici, è improntato a un modello di ‘sick-care’ più che di ‘health-care’, di assistenza reattiva ma non preventiva.

Infine, la combinazione tra l’invecchiamento della popolazione e l’emergenza delle malattie non trasmissibili, fa sì che una parte crescente della popolazione sia affetta da problemi cronici, o multi-cronici, mentre il sistema di assistenza e le sue risorse sono calibrati per rispondere con il massimo delle capacità tecnologiche e delle competenze ai problemi acuti. Anche questo è un deterrente per la messa in opera di un sistema di cura diffuso sul territorio, necessario e più utile per alleviare disagi quotidiani tipici della cronicità, in grado di spostare il punto di cura dalla centrale tecnologica dell’ospedale alle cellule delocalizzate nel territorio, presso le abitazioni delle persone anziane. Le tecnologie esistono: telemedicina, diagnostica delocalizzata, tele-monitoraggio, wearables… ma l’implementazione e la regolamentazione sono il problema, nonostante i benefici per pazienti e bilanci.

La stessa modalità con cui gli ospedali si approvvigionano delle tecnologie loro necessarie, ovvero attraverso bandi aperti a vari concorrenti che competono per l’ordine, è un deterrente all’innovazione, dal momento che per definizione il bando viene pubblicato sulla base di informazioni di prodotti già presenti sul mercato. Deroghe a questo processo sono in genere rese difficili dalle leggi di tutela della concorrenza e della trasparenza, ma sarebbero molto utili per accellerare l’introduzione di tecnologie e soluzioni innovative.

Potrei proseguire con molti altri esempi, ma il concetto è già evidente: nel settore della salute l’ostacolo principale alla soddisfazione di una esigenza non è lo sviluppo tecnologico di una soluzione innovativa, spesso già disponibile, quanto piuttosto la resistenza del sistema, delle sue norme e cautele.

I governi che impareranno a sperimentare rapidamente metodologie innovative, in deroga temporanea alle regole in vigore, godranno di maggiori chance di evolversi positivamente nella direzione di una maggiore sostenibilità ed efficacia dell’assistenza alla salute dei loro cittadini.