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Innovazione e Competitività, si riparte dall’Australia

Dopo diversi mesi passati senza pubblicare nulla, ho intenzione di ricominciare a parlare di innovazione e competitività da dove mi sono spostato ora: Adelaide, in Australia.Adelaide-Skyline

In questo primo post vi racconto cosa mi ha portato fin qui e di che cosa mi occupo, poi inizierò a scrivere sulle cose che sto imparando e che possono essere utili o interessanti per i lettori in Italia, un po’ sulla base del successo che riscontravano i post che pubblicavo da Dubai, ancora tutti disponibili su questo sito.

Bene, tutto inizia con un messaggio di posta elettronica da parte di una società di head-hunting internazionale, partono le prime skype con un crescente scambio di informazioni sempre più dettagliate.

Mi spiegano che Il Governo del Sud Australia cerca un chief executive con esperienza nel settore delle scienze della vita.

Imparo quindi che esiste uno stato del Sud Australia, dotato, come gli altri, di una forte autonomia rispetto al governo federale australiano. Scopro che il Sud Australia ha una superficie di quasi un milione di km quadrati, più di tre volte di quella italiana. La capitale Adelaide ha 1,3 milioni di abitanti, ma nello sterminato territorio dello stato abitano in tutto solo altre 300.000 persone…

Succede che il governo locale ha un chiaro obiettivo di diversificazione economica, vuole tentare di far crescere settori ad alta intensità di conoscenza per compensare la riduzione di competitività di quelli tradizionali, manifatturiero e minerario in primis. Le scienze della vita sono il target ideale, anche in considerazione degli investimenti degli ultimi anni, più di tre miliardi di dollari australiani, che hanno portato alla realizzazione di nuovi centri di ricerca e di ospedali universitari all’avanguardia.

Vista la massa critica recentemente acquisita, la sfida è ora quella di fare leva per riuscire ad attirare qui aziende dall’estero, non solo per collaborazioni di ricerca, ma per ogni possibile intenzione, dalla produzione alla commercializzazione e ai servizi.

Serve un leader, un chief executive a cui affidare la missione, una persona che abbia esperienza e network, che risponda direttamente al Ministro della Salute e al Premier, che imposti la strategia e guidi la execution.

Invece che cercare tra le persone di fiducia, magari vicine al ministro o al partito al potere, si decide di cercare all’estero: qualcuno con pregresse esperienze di successo in operazioni simili e con un forte network personale di contatti internazionali nel settore.

Si incarica quindi una società di head hunting, che parte con una rosa di una trentina di persone; dopo le prime skype rimaniamo in sette, da altrettanti angoli del mondo. Ognuno di noi viene invitato ad una videoconferenza con il comitato di selezione. Mi viene detto che rimaniamo in due.

Ricevo l’invito per recarmi ad Adelaide per una settimana, con mia moglie.  Ci offrono un bel week end di visite alle winery ed alle magnifiche spiagge, una persona ci accompagna per visionare case in centro, sulla spiaggia e in collina e ci dà un’idea della città, davvero bella e a misura d’uomo.

Inizia la settimana caratterizzata da tanti incontri con rettori universitari, ministri, imprenditori, direttori di centri di ricerca e cene con persone sempre diverse, tutte le sere. L’ultimo giorno mi chiedono di effettuare una presentazione di come imposterei le attività qualora mi fosse conferito l’incarico, e mi spiegano le condizioni contrattuali.

Rientriamo in Italia, ma passa quasi un mese senza nessuna comunicazione dall’Australia.

Quando ormai avevo già archiviato l’esperienza nella categoria delle vacanze intelligenti, ricevo una mail che mi informa che il lungo periodo di black-out era motivato dalla valutazione del secondo candidato invitato, e che la decisione finale è che io sono la persona preferita quindi se per me va bene il posto è mio, con il contratto in allegato da firmare, scansionare e rispedire entro 48 ore, altrimenti avrebbero proceduto con il secondo. Firmo e faccio le valigie. Parto dopo tre settimane, appena ricevo il visto.

Sono ormai già passati quattro mesi dal mio inizio, giornate caratterizzate da interminabili sequenze di meeting con persone che mi hanno spiegato le loro attività mostrandomi laboratori ed aziende, serate passate a studiare file o cenare con vari personaggi locali.

Ora la strategia di approccio è pronta, si concentrerà l’attenzione su aziende farmaceutiche, di tecnologie biomedicali, o specializzate in ricerca clinica, ICT applicata alla salute, nutraceutica, In Europa, USA e Cina.

Si sono anche selezionati settori avanzati in cui i talenti e le infrastrutture locali possono esprimere posizioni di leadership internazionali attrattive per investimenti, come le colture cellulari, l’imaging, la ricerca clinica, la cura e la prevenzione del diabete, la valorizzazione dei ‘big data’.

Ora pertanto si parte, è finito l’alibi della ricognizione iniziale, deve scattare l’execution e la conseguente ‘accountability’, ovvero l’attenzione al risultato, definito in modo chiaro e misurato periodicamente in termini di nuovi investimenti e relativi posti di lavoro che devono essere creati come conseguenza diretta delle iniziative e delle attività che porteremo avanti.