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70 Milioni all’anno a fondo perduto per ricerca e innovazione nelle PMI Italiane

Il nuovo programma quadro Horizon 2020 ha iniziato la sua attività da pochi mesi, e nei suoi sette anni di attività distribuirà più di 70 miliardi di Euro in finanziamenti per attività di ricerca e di innovazione nei Paesi membri dell’Unione Europea.

Tra le varie novità introdotte, una di quelle che potrà produrre un maggior impatto sulla competitività del sistema economico italiano è il pacchetto di incentivi dedicato alle piccole e medie imprese.

Per la prima volta, infatti, si è resistito alla tentazione di concentrarsi sul finanziamento di attività di ricerca scientifica su temi dettati dalla Commissione ed attuati da vasti consorzi internazionali in cui le imprese avevano scarso potere di influenza e controllo, ma si vuole sperimentare una modalità che lascia libere le PMI di proporre i progetti e le partnership necessarie per la realizzazione, senza vincolarle necessariamente a partecipare in consorzi internazionali.

Inoltre saranno privilegiati quei progetti più credibili dal punto di vista della potenzialità di sviluppo di mercato, di crescita di fatturato e di competitività direttamente connesse alla valorizzazione dell’innovazione oggetto di finanziamento comunitario.

In considerazione del fatto che si prevede che anche la singola PMI possa presentare un proprio progetto, l’impianto dei bandi è strutturato in modo da facilitare le domande con un approccio a fasi.

La prima fase, erogata nel caso di approvazione di una richiesta molto sintetica (una descrizione di una decina di pagine), prevede il finanziamento del costo necessario per la redazione del testo dettagliato descrittivo del progetto, e del relativo business plan (50.000 Euro netti).

La fase successiva consente la realizzazione del progetto stesso, finanziata dalla Commissione con versamenti del 70% dei costi di realizzazione, maggiorati del 25% (viene infatti riconosciuto anche il costo di struttura, overhead).

Il finanziamento a fondo perduto sarà compreso tra 1 e 3 milioni di Euro, per progetti di durata massima di due anni. E si tratta di finanziamenti erogati direttamente dalla Commissione, quindi con grande puntualità e precisione, le aziende vi potranno fare affidamento senza quei rischi di ritardi o rinegoziazioni purtroppo comuni quando le fonti erogatrici sono nazionali o locali.

Uno scenario pertanto potenzialmente estremamente interessante per il sistema delle piccole e medie imprese italiane.

Ma che consapevolezza esiste oggi in Italia su queste opportunità?

Quante aziende hanno davvero deciso di dedicare impegno per perseguire questa opportunità?

Purtroppo l’impressione personale che ho potuto trarre nelle numerose occasioni che ho finora avuto di parlare di questi temi, è che ben poche imprese hanno deciso di provarci, temendo di non essere all’altezza della situazione, o immaginando che ci sia spazio per poche di esse e che pertanto non valga la pena tentare.

Ma allora conviene dare un’occhiata ai dati relativi ai budget stanziati dalla Commissione e tentare di dare un valore effettivo al valore complessivo dei finanziamenti che le PMI italiane potrebbe ragionevolmente riuscire ad intercettare.

Nei sette anni di vita di Horizon 2020 è stato allocato un budget sufficiente a finanziare 5200 progetti in fase 1 (ovvero il gettone di 50.000 euro) e la realizzazione completa di un terzo di questi (1700 progetti, con erogazioni a fondo perduto comprese tra 1 e 3 milioni di Euro ognuno). Pertanto si tratterà di circa 750  fasi uno all’anno e 250 progetti di fase 2.

A questo punto dobbiamo domandarci quanto ragionevolmente può valere il peso specifico del sistema di PMI italiane nell’ambito comunitario.

Una stima grossolana può essere basata sulla percentuale della popolazione italiana, o del PIL italiano, in rapporto a quello comunitario. In entrambi i casi il valore è pari all’11,8% (siamo quasi 60 milioni di italiani, su una popolazione comunitaria di 505,7 milioni, e il nostro PIL è molto vicino a quello medio dell’Unione).

Una stima più fine potrebbe invece prendere in considerazione il numero delle imprese medie e piccole italiane in rapporto con quelle europee (escludendo le microimprese, difficilmente compatibili con le attività di ricerca previste da Horizon).

Come prevedibile, il rapporto aumenta rispetto a quello relativo a popolazione e PIL : le PMI italiane sono circa 202.000, quelle europee sono circa 1,572 milioni, pertanto il nostro peso specifico diventa pari al 12,84%.

Potremmo infine prendere in considerazione il fatto che mediamente l’innovatività delle PMI italiane è superiore a quella media dei sistemi economici degli altri Paesi europei, nei quali l’innovazione è di fatto concentrata soprattutto nei gruppi industriali di dimensioni maggiori, e dovremmo ragionevolmente applicare un piccolo arrotondamento in eccesso per compensare questo fatto.

Sarebbe pertanto lecito aspettarsi che ogni anno un centinaio di piccole e medie imprese italiane potranno vincere la selezione nella fase uno, e che ogni anno un terzo di esse potrà avere il proprio progetto di innovazione coronato dal successo di un finanziamento a fondo perduto, versato puntualmente dalla Commissione Europea per la quasi totalità dei costi sostenuti.

Nell’ipotesi di un costo medio di due milioni a progetto, stiamo pertanto parlando di quasi 70 milioni di euro di finanziamento a fondo perduto ogni anno, a vantaggio esclusivo di piccole e medie imprese italiane.

Chi ha dimestichezza con i budget dei finanziamenti allocati a favore della ricerca nelle PMI in questi anni può facilmente rendersi conto che si tratta di finanziamenti che non possono essere ottenute con i canali nazionali e regionali, per i quali vale sicuramente la pena di impegnarsi a fondo per far valere il peso specifico del sistema delle piccole e medie imprese innovative italiane nel contesto comunitario.