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Un Paese è sviluppato non quando i poveri posseggono automobili, ma quando i ricchi usano mezzi pubblici e biciclette.

La frase, pronunciata recentemente dal sindaco della città di Bogotà Gustavo Petro, nella sua apparente forza provocatoria è in realtà molto concreta e moderna, e si presta a considerazioni sulle evoluzioni dello stile di vita nei Paesi più avanzati e sul cambiamento delle scale di valori che stiamo vivendo.

Nella metropoli di un Paese in fase di sviluppo, l’incremento del potere di acquisto dei cittadini si traduce fatalmente nel possesso di più automobili e porta con sé una drastica riduzione della qualità della vita : traffico, inquinamento, stress, tempi di percorrenza lunghi, vita sedentaria e conseguente crescita di obesità, problemi cardiovascolari e diabete…

Il sindaco Petro si è reso conto che lo sviluppo inteso solo come incremento del potere di acquisto, se non accompagnato da una crescita culturale e di senso civico nella popolazione provoca un peggioramento, non un miglioramento, della qualità della vita, della salute, della felicità dei cittadini. E un impatto negativo sulle casse dello stato.

Ma nei Paesi veramente avanzati la frase del sindaco colombiano non suona più come una provocazione, ma è davvero una realtà di fatto. Per esempio, consapevoli dell’importanza dell’esercizio fisico e dell’impatto ambientale delle loro automobili, ormai migliaia di cittadini delle città Scandinave, Svizzere, dei Paesi Bassi per il pendolarismo casa ufficio usano quotidianamente la bicicletta; si tratta di cittadini in tutti gli strati sociali, ma in particolare delle persone più colte, che lì sono in genere anche le più affluenti, per le quali l’uso ingiustificato dell’automobile inizia a diventare un comportamento biasimato.

Negli stessi Paesi l’amministrazione pubblica è veloce ad interpretare ed assecondare i bisogni e sta mettendo a disposizione le infrastrutture necessarie. Ad esempio a Copenhagen sono in costruzione 16 ‘highway’ per ciclisti (in italiano abbiamo solo il termine ‘autostrade’, sintomatico), ovvero strade di collegamento del centro con le varie zone residenziali dedicati solo a ciclisti, con percorsi senza curve, senza pedoni né automobili, con pochi semafori e comunque sincronizzati con la velocità media delle biciclette, con barre per appoggiarsi e pompe a disposizione ad ogni chilometro.

Costa? Certo, ma prima di deliberare l’investimento è stata effettuata una analisi economica mettendo in conto l’effetto benefico sulla salute dei cittadini. E’ risultato che l’opera consentirà a 15000 cittadini in più di rinunciare all’automobile ed alla conseguente sedentarietà, quindi calcolando su basi statistiche la riduzione di incidenti cardiovascolari indotta da tale incremento di esercizio fisico, il risparmio diretto in costi sanitari è stato valutato in 60 milioni all’anno, pari al costo di realizzazione di 60 chilometri di ciclo-highway.

E considerando che in Danimarca il sistema sanitario è gestito direttamente dalle municipalità locali, ecco che il costo dell’infrastruttura ed il conseguente risparmio sono partite dello stesso bilancio del Comune di Copenhagen, per il quale pertanto l’intera operazione diventa una semplice partita di giro.