Uno studio dell’International Diabetes Federation, presentato recentemente a Ginevra, offre un interessante spunto sulle correlazioni tra due tra le più preoccupanti tendenze globali : il cambiamento delle condizioni climatiche e il costante incremento dei malati di diabete.
A prima vista sembra difficile immaginare un nesso tra queste due macro tendenze, una emergenza di carattere ambientale ed una sanitaria. Ma il valore dello studio appena pubblicato consiste proprio nel rendere evidenti diverse correlazioni, sia dirette che indirette.
Diabete e riscaldamento globale si influenzano direttamente a vicenda, con effetto sinergico: l’incremento di un fattore implica direttamente un incremento sull’altro. Inoltre esistono correlazioni indirette, ovvero entrambe le macro tendenze hanno comuni vettori globali come cause scatenanti.
Iniziamo dalle correlazioni dirette, ovvero come ognuna delle due tendenze influisce negativamente sull’altra.
Gli effetti principali del riscaldamento globale sono i periodi caratterizzati da temperature particolarmente elevate, proprio come quelle di questi giorni qui in Italia, e gli eventi atmosferici provocati dall’anomalo accumulo di energia, quindi ad esempio gli uragani, le inondazioni, gli incendi.
Le ondate di calore sono molto problematiche per le persone con disfunzioni metaboliche, particolarmente vulnerabili alla disidratazione, che nei giorni più caldi subiscono un importante incremento di incidenti cardiovascolari spesso mortali.
L’incremento di eventi climatici estremi impatta negativamente sulle popolazioni sia perché rendono spesso impossibile il trattamento dei pazienti e l’accesso ai loro farmaci, sia per le conseguenze di tipo sociale, come l’incremento dell’urbanizzazione selvaggia, delle popolazioni costrette a vivere negli slums delle megalopoli in condizioni direttamente associate agli incrementi di obesità e diabete.
I danni provocati da tali eventi alle produzioni agricole comporta notevoli rischi di incremento di diabete a causa della esigenza di sopperire con alimentari processati industrialmente alla mancanza di prodotti freschi e locali distrutti dalle inondazioni o dagli incendi.
L’incremento globale di obesità e diabete a sua volta impatta negativamente sulle emissioni di gas serra, sia perché una popolazione con una massa corporea media elevata consuma troppi prodotti alimentari caratterizzati da un elevato carbon footprint, sia per le conseguenti attività di assistenza sanitaria cronica, estremamente energivore.
Ma forse ancora più interessanti sono le macro tendenze a monte di entrambi i fenomeni. Prima di tutto il crescente tasso di urbanizzazione, con il conseguente impatto sull’uso di trasporti meccanizzati, la crescita delle bidonville, lo stile di vita sedentario, il difficile accesso a prodotti alimentari freschi, l’inquinamento. E’ evidente che tutti questi fenomeni impattano direttamente sia sulle condizioni climatiche che sull’incremento di obesità e diabete.
In secondo luogo, la recente evoluzione dei consumi alimentari: grazie alla globalizzazione ed alla liberalizzazione degli scambi commerciali, il facile e relativamente economico accesso a nuove tipologie di prodotti processati ad elevata intensità energetica ha fatto ridurre drasticamente quello di prodotti tradizionali e di frutta e verdura freschi.
L’impatto di questo trend alimentare è notevole sia per gli aspetti ambientali che per il dilagare del diabete. Le produzioni industriali di prodotti alimentari processati sono caratterizzate da un impatto ambientale molto elevato, dovuto sia agli aspetti logistici (materie prime acquistati ai prezzi economici e trasportate per decine di migliaia di chilometri, produzioni industriali concentrate in pochi impianti ad elevata massa critica, poi trasportati al retail a distanze molto elevate), energetici (produzioni agricole intensive, catena del freddo allungata, etc) ed alle esigenze di packaging (più materiali da produrre e smaltire).
Dal punto di vista del diabete, la sostituzione dei prodotti tradizionali locali e freschi con quelli processati industrialmente comporta fattori di rischio molto gravi, come un forte incremento di carboidrati semplici, di grassi saturi e di sale a scapito di fibre, carboidrati a lenta metabolizzazione, vitamine e diversi altri preziosi componenti nutrizionali la cui elevata deperibilità li rende disponibili solo nei prodotti freschi.
Infine, l’evoluzione demografica, ovvero l’incremento assoluto della popolazione globale e quello dell’età media soprattutto nelle aree del mondo più ricche e con elevato impatto ambientale, hanno un evidente effetto diretto sia sul tasso di incidenza del diabete che sulle condizioni ambientali, a causa del conseguente impoverimento delle risorse naturali e del forte impatto energetico delle attività sanitarie necessarie per curare la cronicità delle patologie conseguenze del diabete.
Ecco pertanto che due fenomeni apparentemente indipendenti diventano chiaramente correlati se si impara ad astrarsi e ricercarne a monte le componenti comuni.
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