A Ginevra in questi giorni l'Organizzazione Mondiale della Sanità sta organizzando il suo summit periodico dei Ministri della Salute di tutto il mondo, chiamati a discutere a porte chiuse dei temi caldi della sanità globale, in particolare della sostenibilita’ economica minacciata dalle dinamiche demografiche ed epidemiologiche.
Contemporaneamente in città vengono organizzati numerosi eventi collaterali aperti al settore privato e alle organizzazioni non governative, per discutere gli stessi temi con modalità multistakeholder, ovvero raccogliendo il punto di vista dei vari componenti della societa’.
Partecipando a diversi di questi momenti di confronto ho potuto ascoltare molti ministri che si avvicendavano sul podio dimostrando in genere grande competenza sugli aspetti farmacologici, diagnostici e di intervento chirurgico. Parlavano con dimestichezza di alta tecnologia, di terapie che incorporano i piu’ recenti avanzamenti della conoscenza umana in fisica, biologia, ingegneria e di grandi complessi ospedalieri con centinaia di posti letto e migliaia di addetti, e cosi' via.
Tutto per il paziente con malattia gia’ conclamata, da aggredire con la tecnologia, ma non una parola pero’ sulla salute, su cosa fare per mantenerla, per intervenire sugli individui sani prima che diventino pazienti, sulla prevenzione.
E’ come se a parlare non fossero dei Ministri della Salute, ma piuttosto dei Ministri della Malattia.
Quando poi dalla tecnologia e dalla farmacologia si passa a parlare della sostenibilita’ economica di questo modello di intervento, tutti sono unanimi nel lanciare l’allarme mostrando grafici di incremento di costi gia’ verificatisi negli ultimi venti anni e le proiezioni ancora piu’ preoccupanti causate dall’incrocio dei fattori demografici e dell’incredibile incremento delle malattie NCD legate agli stili di vita e della conseguente cronicita’ da esse provocata.
La maggior parte del budget gestito dai ‘Ministeri della Salute’ dovra’ essere quindi speso per curare malattie provocate dal nostro comportamento, ovvero dalla sedentarieta', dalla nutrizione non corretta, dall'abuso di alcool, tabacco e droghe, e dallo stress. Malattie spesso invalidanti e croniche, che comporteranno costi enormi di assistenza continua protratta talvolta anche per decine di anni su milioni di pazienti.
Vi aspettereste pertanto che nei summit globali dei ministri della salute si discuta soprattutto di salute, ovvero di come fare si' che la maggioranza della popolazione, quella oggi ancora sana, si possa mantenere tale : interventi per la prevenzione, per diffondere la cultura per uno stile di vita sano, per la gestione corretta di alimentazione e attivita' fisica, etc. Soprattutto ora che c'e' piena consapevolezza che se tali stili di vita non vengono corretti rapidamente si genereranno le patologie che faranno collassare il sistema per i costi di intervento.
In realta' tutto il budget disponibile e lo sforzo organizzativo sono impegnati per tentare di correre ai ripari quando la malattia e' ormai scoppiata e bisogna contrastarne il decorso con sforzi molto costosi e spesso, ahimè, infruttuosi; pochissime le iniziative, e le relative poste nel bilancio, dedicate ad interventi sulla genesi del problema e a prevenirne le cause.
La prevenzione sembra una materia estranea alla medicina, alla cultura dei medici, estranea anche alla sfera di intervento dei Ministeri preposti alla salute.
Li chiamiamo Ministeri della Salute, ma di fatto dovremmo chiamarli Ministeri della Malattia, perché e' di questo che si occupano, mentre chi è ancora in salute non e’ considerato di loro competenza.
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romeo 25/mag/2012 14:53:07
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