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Ranking della R&D Italiana secondo il World Intellectual Property Report

Il WIPO, World Intellectual Property Organization, ha appena pubblicato il suo report annuale, un documento molto esaustivo sulle tendenze globali della ricerca e dell’innovazione con interessanti valutazioni anche sulla valorizzazione economica dei risultati delle attivita’ R&D.

Wipr_2011[1]

I dati riportati consentono di mettere a fuoco facilmente le differenze tra Paese e Paese relativamente all’impegno in attivita’ di ricerca ed all’efficacia degli investimenti  anche in termini di evoluzione nel tempo, perche’ i dati di oggi vengono confrontati con quelli di dieci e venti anni fa.

Come ne esce l’Italia nel confronto con gli altri Paesi? Non e’ una novita’, da anni siamo abituati a trovare i dati italiani sempre nelle parti basse delle classifiche : nessuna sorpresa nemmeno in questo report.

Ecco alcuni esempi di performance  comparative :

  • Somma delle spese in educazione scolastica  e in ricerca in relazione al GDP: l’Italia e’ in fondo alla classifica vicina a Messico, Marocco, Bulgaria, ben al di sotto degli altri Europei, con valori inferiori alla meta’ di quelli dei primi della classe (Israele, Corea, USA, gruppo scandinavo, Svizzera). La media deille migliori ‘economie della conoscenza’ e’ intorno al 10% del GDP.
  • Percentuale del GDP investita in sola R&D.       Sono evidenti due macro gruppi : quello relativo con tutti i Paesi ricchi, con valori compresi tra 2% e 3%, e quello dei Paesi con GDP medio e basso, con valori intorno all’1%. L’italia e’ una eccezione perche’ e’ l’unico Paese ricco, e unico Europeo, che non si trova nel primo gruppo ma nel secondo.
  • Variazione nel tempo della percentuale di GDP investita in R&D: in tutte i principali Paesi del mondo, ad eccezione di quattro, si e’ verificato un incremento anche importante della percentuale di GDP investita nel 2009 rispetto a quella del 1993. Le maggiori crescite si sono verificate non solo in Cina, ma anche in economie piu’ mature come Finlandia, Spagna, Israele, Australia. Le quattro eccezioni sono tutte europee : UK , Italia, Francia e Olanda.
  • Crescita percentuale annuale (1998-2008) delle esportazioni di prodotti di alta tecnologia. Anche in questo caso sono evidenti due macro aree. Quella dei Paesi piu’ virtuosi con crescite tra il 15 e 30% (come prevedibile Cina, India, Brasile, Turchia, Cile, Sud Africa, etc), e quella dei follower (USA, Giappone, Paesi scandinavi, Francia, Canada, etc) con crescite minori. I peggiori della classifica arrivano al 4% annuo. L’Italia pero’ non e’ contemplata nemmeno nel secondo gruppo, perche’  ha avuto una crescita ancora piu’ bassa degli ultimi classificati.

Ma non sarebbe corretto concludere senza una importante considerazione positiva.

Ecco di cosa si tratta :  questo report conferma che almeno a livello di ricerca scientifica di base i ricercatori italiani registrano una buona performance : nel periodo 2004-2008, cosi’ come nel decennio 1993-2003, il 4% delle pubblicazioni scientifiche di tutto il mondo ha avuto come autore principale un ricercatore afferente ad una organizzazione italiana.

Per capire perche’ si tratta di un dato positivo dobbiamo domandarci quanto e’ il nostro contributo percentuale alla spesa globale in R&D. Dato che a grandi linee il GDP italiano e’ circa il 3.6% di quello mondiale ma che l’investimento percentuale e’ circa la meta’ di quelo medio, ecco che si puo’ approssimare che noi contribuiamo per meno del 2% all’investimento globale in R&D ma sforniamo il 4% delle pubblicazioni.

E’ un indice di alta produttivita’ del sistema della ricerca scientifica italiana.

La situazione pero’ cambia molto se poi si analizza cosa si e’ trovato di economicamente utile dopo aver tanto ricercato, e peggiora ulteriormente si si va a calcolare con franchezza  come si e’ poi stati bravi nell’ottimizzare la ricaduta sul sistema produttivo italiano di tale 4% di contributo allo scibile dell’uomo.