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Da ‘una istruzione per tutti’ a ‘tutti per l’istruzione’

 
Al World Economic Forum di Rio de Janeiro ho partecipato ad una interessante sessione sull’innovazione nelle politiche dell’educazione pubblica, alla presenza di diversi ministri dell’Istruzione di Governi sudamericani.

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Come premessa per tutti, l’amara considerazione che nonostante quasi duecento anni di indipendenza dal colonialismo portoghese e spagnolo, nonostante gli investimenti consentiti dal forte tasso di sviluppo economico e dai proventi dello sfruttamento di giacimenti petroliferi e minerari, in Sud America i risultati delle politiche dell’istruzione pubblica sono disastrosi.

Scuole nuove, ben equipaggiate, ma vuote e con docenti demotivati e mal preparati : tassi di abbandono anche del 60%, soprattutto nelle aree urbane.

Genitori che non credono all’istituzione scolastica, poverta’ che obbliga i ragazzini a lasciare la scuola per procurarsi danaro per i fratelli piu’ piccoli, il richiamo della criminalita’ organizzata come alternativa al modello di impegno scolastico sono i principali motivi di questa percentuale incredibile, che se non fronteggiata minera’ seriamente la sostenibilita’ a medio termine del forte sviluppo economico che si sta verificando in questi anni.

Le risposte dei Ministri sono state diverse : si stanno sperimentando vari modelli innovativi, come quello di stipendiare gli adolescenti con 50 $ al mese per non costringerli alla ricerca di danaro in strada, si tenta di fronteggiare la pigrizia dei NEET (i ragazzi che non studiano, non lavorano e non cercano lavoro, 7 milioni nel solo Messico), si sperimentano programmi educativi basati sullo sport o sulla musica.

Ma la provocazione piu’ interessante arriva dal confronto con la situazione in Estremo Oriente : analogo scenario di uscita dalla poverta’ e disponibilita’ di danaro pubblico per fronteggiare il problema, simili strategie di investimento nelle infrastrutture pubbliche…    Con risultati radicalmente opposti : in Cina il tasso di abandono non e’ del 60% ma dello 0.4%.

E a questo risultato quantitativo si affianca un grande progresso qualitativo, la qualita’ delle scuole pubbliche cinesi e’ molto migliorata e raggiunge standard paragonabili a quelli di Paesi con le performance piu’ elevate.

La differenza?  

In Oriente le famiglie hanno compreso l’estremo valore dell’istruzione dei propri figli, che ha la massima priorita’ e per il quale non si scende mai a compromessi. E l’intera societa’ e’ impegnata ad assecondare l'esigente domanda. Non solo il Governo, perche’ sono stati messi a punto in breve tempo innovativi modelli di collaborazione pubblico-privata, con coinvolgimento dei capitali privati, di imprenditori e di aziende industriali anche statali nella gara a fornire sistemi educativi di alta qualita’.

Al modello ‘un’istruzione per tutti, si e’ contrapposto il modello ‘tutti per l’istruzione’.