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Amarcord Jugoslavo

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Un imprenditore serbo, emigrato negli Emirati ormai da trent’anni, organizza ogni anno una grande festa a Dubai, con musica, balli, cibo, vino e liquori, invitando centinaia di propri connazionali espatriati come lui.

Ingegneri, banchieri, docenti universitari, informatici che dopo aver lasciato i Balcani si sono ricostruiti una vita nel Golfo, spesso con molto successo.

Fin qui sembrerebbe una delle tante feste tra espatriati, frequenti a Dubai e in tutte le altre citta’ cosmopolite nel mondo. Se non fosse che in questo caso i connazionali hanno in comune una nazione… che ormai non c’e’ piu’!

Uno scherzo della Storia : cittadini che erano Jugoslavi, spesso espattriati come tali, e che tecnicamente oggi sono diventati Serbi, Croati, Macedoni, Bosniaci, Sloveni o apolidi, che a casa hanno subito sanguinose guerre tra di loro ed eretto frontiere che prima non esistevano, qui si ritrovano e godono insieme della propria comune musica, si scatenano nei balli che sin da bambini tutti hanno imparato allo stesso modo, nelle grandi feste di matrimonio o di altre ricorrenze familiari e nazionali. Evidente dimostrazione di una forte coesione sociale che esisteva prima dei fatti e che rimane ancora oggi nonostante tutto quello che e’ successo.

Amicizie cresciute all’estero, assolutamente incuranti delle sopraggiunte differenze nei passaporti, in una bolla immune dalle evoluzioni della Storia e dalle forzature della politica.

Quattro cantanti, appositamente fatti arrivare da Belgrado, intrattengono gli ospiti fino alle tre del mattino,  iniziando con i classici italiani ben radicati nella cultura popolare balcanica, come O Sole Mio o Volare, per poi scaldare sempre di piu’ l’atmosfera con una scaletta di musice macedoni, tzigane, dalmate, fino ad arrivare agli scatenati ritmi serbi che trascinano in balli comuni anche i commensali piu’ riservati, nonche’ i numerosi stranieri invitati.

Ai tavoli, le conversazioni alternano compiacimento sullo status raggiunto e nuove opportunita’ di affari, a nostalgia della Jugoslavia che oggi non c’e’ piu’. Chi ricorda le grandi aziende e le loro politiche sociali e sostenibili a favore del territorio, chi la cultura e la scolarizzazione diffuse capillarmente, chi gli alti livelli di servizi e il tenore di vita in tutto comparabile con quello delle famiglie italiane nello stesso periodo, gli anni ’80. Un ambiente globalizzato in piccola scala, il crocevia europeo, slavo e medio orientale, in un ambiente e una politica che aveva imparato a trarre vantaggio dalle differenze.

Ma, non appena ai vari tavoli ho l’occasione di dire che sono italiano, ecco puntuale lo stesso monito : attenzione, noi eravamo come voi, una nazione con profonde matrici culturali comuni accanto a forti specificita’ locali, tutto bene fino a quando qualcosa ha cominciato a rovinare tutto, un movimento che ha cominciato poco a poco a fare leva sulle differenze, sulle gelosie, poco per volta ha conquistato gli individui meno colti e piu’ sprovveduti, con argomentazioni semplici e populiste, promettendo un futuro migliore, inventando differenze religiose, etniche, culturali che non conoscevamo, fino a quando e’ riuscito a scardinare il sistema, generano guerra civile, distruzione della ricchezza, diaspora, e poverta’ per chi ha deciso di rimanere…

Attenti a quello che sta succedendo da un po’ di tempo da voi in Italia, assomiglia troppo a quello che e’ successo a noi, non trascurate la nostra lezione…