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Magneti di investimenti globali

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Singapore, Dubai, Panama : cosa hanno in comune queste aree geografiche cosi’ apparentemente lontane e diverse? Una forte attrattivita’ nei confronti di investitori esteri interessati a progetti di sviluppo industriale.

In questo anno trascorso a Dubai mi e’ capitato molte volte di negoziare importanti progetti di investimento (produzione, ricerca, distribuzione, logistica) con grandi imprese globali che devono decidere dove collocare i propri nuovi impianti.

Sono in genere grandi gruppi gia’ presenti con strutture commerciali e logistica in tutto il mondo, con fatturati annuali e valori in borsa pari al prodotto interno lordo di alcune nazioni. Sono in costante crescita e ogni tanto hanno un fisiologico bisogno di espandersi, di aprire un nuovo impianto produttivo o di ricerca, e sono pertanto costantemente alla ricerca delle aree geografiche piu’ adatte per questi investimenti strategici.

Quando devono decidere dove effettuare il prossimo investimento industriale necessario ad assicurarne la costante crescita, iniziano un lavoro di selezione tra una serie di aree geografiche potenzialmente interessanti, affidato in genere ai comitati strategici interni aiutati dalle solite grandi societa’ di consulenza.

Si studiano prima di tutto gli aspetti fiscali, poi quelli demografici (acesso a popolazione con le competenze richieste, cosmopolitismo, diffusione dell’inglese), infrastrutturali (hub aerei internazionali, porti, autostrade, aree industriali), geografci (posizione strategica e centrale rispetto a importanti mercati), di qualita’ della vita (clima, tolleranza, disponibilita’ di alloggi, scuole, criminalita’, costo della vita, strutture per il tempo libero come ristoranti, spiagge, mall o impianti sportivi, etc.), legislativi (chiarezza delle policy del sistema giudiziale, affidabilita’ delle istituzioni) e anche geologici (rischio di terremoti, cicloni, vulcani).

Nulla viene lasciato al caso, dal momento che si tratta di scelte che hanno un impatto temporale su un arco di almeno dieci anni ed uno economico dal valore nell’ordine dei miliardi di Euro.

Gli aspetti piu’ consoni alle tecnologie o al settore merceologico sono, alla fine dei conti, quelli meno rilevanti. I parametri analizzati sono piu’ o meno gli stessi a prescindere che si tratti di gruppi farmaceutici, ICT o di prodotti le largo consumo.

Ma allora, se i parametri sono omogenei, anche la rosa dei candidati non potra’ essere di volta in volta molto diversa. Pertanto a seconda del periodo ci sono alcune aree geografiche che diventano particolarmente attrattive rispetto ad altre, nei confronti dei flussi di capitali desinati agli investimenti industriali.

Anche all’Italia e’ capitata un po’ di tempo fa, negli anni ’60, la sorte di essere ben presente sul radar dei grandi investitori industriali, ma da qualche decennio le nostre debolezze infrastrutturali, legislative e la forte pressione fiscale ci hanno allontanato definitivamente dalla rosa dei Paesi piu’ attrattivi.

Secondo il mio osservatorio privilegiato, gli investimenti di aziende globali (ad esempio quelli di cui in questo anno sono venuto a conoscenza diretta) in questo periodo hanno come possibili alternative soprattutto Dubai, Singapore e Panama. In alternativa, la Svizzera ancora abbastanza presente, mentre Irlanda e PuertoRico molto in voga fino a pochi anni fa, ora sono in fase decisamente calante.

Fatte le debite proporzioni, la logica del piccolo hub vince la gara con la grande area sub continentale, come India o Cina. Piccolo e’ ancora bello, soprattutto se significa anche fiscalmente favorevole.

Un’ultima considerazione : la globalizzazione oggi fa si’ che la leva della disponibilita’ di laureati locali e di un sistema accademico all’altezza della situazione non sia piu’ un aspetto particolarmente critico, ammesso pero’ che vi siano condizioni di attrattivita’ tali da consentire di importare talenti da fuori.

Al punto che in alcuni dei moderni hub la percentuale di espatriati diventa predominante rispetto alla popolazione locale!