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In prima linea da Dubai

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La grande quantitia’ di messaggi e telefonate che sto ricevendo in queste ore dall’Europa mi fanno immaginare che deve esserci stata una campagna mediatica che ha avuto un forte effetto sull’immaginario collettivo, soprattutto in Italia.

Considerando che arrivano domande incredibili, del tipo se abbiamo ancora la corrente elettrica o e' stata tagliata (!), sento il dovere di scrivervi qualche altra riflessione, sullo stesso tenore del mio ultmo post.

Mi torna in mente quando in Serbia, durante i bombardamenti e dopo anni di guerre che avevano ridotto la popolazione sul lastrico, con pensioni di pochi marchi tedeschi al mese, quanto potevano immaginare i lettori di quotidiani europei sul reale comportamento della popolazione locale era completamente diverso dalla realta’. Mi trovavo la’, e la mia percezione del microcosmo quotidiano era quella di una popolazione che andava avanti a suonare e ballare, festeggiare matrimoni, mangiare, bere e cercare allegria esattamente come dieci annni prima, quando potevano vantare un tenore di vita del tutto assimilabile a quello italiano.

Anche oggi qui a Dubai le Ferrari continuano a sfrecciare, le spiagge e i ristoranti sono pieni, i grattacieli sono illuminati, la gente sorridente e rilassata.

Ma ci sono alcune considerazioni piu’ interessanti che vorrei condividere con voi, al di la’ delle reazioni nel quotidiano.

La crisi iniziata l’anno scorso e’ stata un toccasana per Dubai. Sembra una affermazione curiosa, alla luce dell’episodio di questi giorni, ma dovete sapere che fino a meta’ dell’anno scorso Dubai era preda di una inebriatura collettiva, con una escalation irrefrenabile di progetti faraonici al di la’ di ogni ipotesi di sostenibilita’.

Dopo la doccia fredda e’ cambiato tutto, la comunita’ ha dovuto trovare rapidamente un nuovo assetto, un nuovo paradigma: oggi si pensa solo a progetti concretamente sostenibili, a processi di creazione di valore reale, sono state repentinamente abbandonate tutte le esagerazioni che erano ancora sulla carta, ridimensionate ove possibile quelle che erano appena state avviate.

Ma il punto e’ che tutto quello che e’ stato costruito in questi anni in cui era facile l’accesso al credito, ora qui c’e’, e ci restera’ per anni a venire.

Con una grande lungimiranza sono stati costruiti aeroporti, flotte aeree in grado di collegare capillarmente Dubai con il resto del mondo. Grattacieli e aree residenziali impressionanti che offrono elevata qualita’ della vita a nuovi residenti provenienti da tutto il mondo, come i complessi della Palm Jumeirah, o quelli ai bordi dei campi da golf, le ville sulla spiaggia, e cosi’ via.

Una rete di autostrade e svincoli cittadini, che consentono di spostarsi praticamente senza semafori.

Una rete metropolitana, un porto (il quarto al mondo secondo alcuni parametri logistici).

Questi sono gli asset che in un mondo nuovo attento all’economia reale faranno la vera differenza tra un territorio attrattivo e competitivo e uno destinato a ridurre la propria capacita’ competitiva come purtroppo sta succedendo ad alcune aree della Vecchia Europa.

Questi asset tangibili sono stati tutti realizzati a credito, perche’ Dubai non puo’ contare sugli enormi giacimenti di petrolio che si trovano vicinissimi, ma gia’ nel territorio di Abu Dhabi.

Ecco pertanto l’evidente posizione di debolezza finanziaria, che ha comportato questo episodio e altri analoghi che potrebbero verificarsi in futuro.

Accanto agli asset tangibili, molto e’ stato fatto sugli assett intangibili, quelli piu’ cari ai teorici della competitivita’ dei territori come Michael Porter e Richard Florida.

Un assetto legislativo moderno e molto friendly per le imprese, come la rete di cluster e free zones con migliaia di imprese insediatesi da tutto il mondo. O la tolleranza, che consente alla popolazione proveniente da tutto il mondo di vivere sena particolari restrizioni, consumando liberamente alcol e frequentando spiagge in bikini. E i talenti, da anni insediati nella citta’ stato attirati da salari tax free e una massa critica di imprese di alta intensita’ d conoscenza.

O la posizione geografica e strategica, di gate-keeper di un enorme mercato in costante crescita, che include non solo i Paesi del Golfo ma anche il Nord Africa, il Levante, incluso l’Iran con i suoi 70 milioni di consumatori, e in alcuni casi addirittura il Sud Africa ed il Sub continente Indiano.

Ora non sarebbe piu’ possibile costruire tutto questo, e sicuramente bisogna fare un po’ di fatica a rispettare le scadenze per la restituzione dei prestiti.

Pero’ ora queste cose ci sono gia’, ci sono tutte e funzionano, e ci saranno per anni a venire, nessuna riunione di consiglio di amministrazione bancario potra’ eliminarle.

E sono le cose che servono oggi, nel nuovo paradigma di concretezza e sostenibilita’ economica. Quelle che detteranno la competitivita’ di domani.