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Vecchia gloria sovietica

 

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Percorrendo l’autostrada a Nord di Dubai, superato l’emirato di Sharjah la densita’ di popolazione si riduce drasticamente a zero; si corre in autostrada in pieno deserto, talvolta rischiando che i cammelli attirati dalla rada erbetta che cresce all'ombra del guard rail dello spartitraffico attraversino di corsa il manto di asfalto, obbligando gli autisti a improvvise frenate.

In questo scenario, dopo un centinaio di chilometri tra dune, sabbia e mare nell’Emirato di ‘Umm Al Quwain’, ci si imbatte improvvisamente in una scena decisamente inaspettata : un mastodontico aereo giace li’ sulla sabbia, accanto all’autostrada, abbandonato chissa’ da quanto tempo, con i carrelli completamente insabbiati…

In effetti non lontano dalla strada si scopre che c’e’ anche una piccola torre e una pista di atterraggio, asfaltata recentemente. Vengo a sapere che per tanti anni li' c’era un piano di sabbia dura coperta da crosta di sale, utilizzato per l’atterraggio degli aerei dei coloni provenienti da Londra, che dovevano rifornirsi qui nel loro protettorato degli 'Stati della Tregua' o della 'Costa dei pirati', per ripartire subito per il subcontinente indiano.

Ma cosa ha portato questo aereo a lasciare la pista e spingersi nella sabbia fino alla strada?

E cosa ci fa li’, adesso?

 

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La curiosita’ e’ forte, la cosa merita una sosta e un approfondimento.

Scopro che si tratta di un Ilyushin IL 76, di piena epoca sovietica, ma la carlinga riporta la pubblicita’ di uno sconosciuto albergo locale.

La porta della carlinga e’ aperta, una improbabile scaletta ne consente l’accesso non senza difficolta’.

L’interno e’ completamente spoglio, gran parte delle componenti elettriche e meccaniche sono state smontate, ma l’emozione e’ forte, si puo’ facilmente immaginare quante storie umane si siano avvicendate, quanti giovani truppe siano state ammassate li’ dentro per essere trasportate lontano, verso destini ignoti decisi nelle sale del Cremlino.

Ci si riesce ad arrampicare al piano superiore alla cabina di pilotaggio, e si scopre uno scenario impressionante. Rimangono le cloche consumate per essere state impugnate per chissa' quante migliaia di ore, alcune istruzioni in alfabeto cirillico sono ancora evidenti, il resto e’ completamente smontato.

Al rientro a Dubai indago su questa scoperta, e poco a poco riesco a ricostruire una realta’ molto interessante, coerente con il ruolo di Dubai di crocevia internazionale, di hub strategico in cui si sono avvicendati i business e le storie piu’ incredibili.

Ebbene, scopro che al cadere dell’Unione Sovietica, negli anni 90 alcuni faccendieri russi svilupparono un business incredibilmente florido usando la base di Dubai per trasferire carri armati, aerei militari e migliaia di tonnellate di armi dell’ex Armata Rossa, acquistandole per pochi dollari da funzionari amici della loro Organisatsija e rivendendole a governi e milizie africane e sudamericane a prezzi elevatissimi, paracadutandoli sui teatri delle guerriglie proprio utilizzando una collezione di vecchi Ilyushin, dopo decenni di onorato servizio nelle basi militari della Siberia.

L’arteficie di questo traffico sta ora scontando una pena di ergastolo a Bangkok, arrestato dalla Cia (ma mai estradato) per aver fornito armi al Farc Colombiano e per aver violato l’embargo al regime di Charles Taylor in Liberia. Un suo presunto complice e’ invece detenuto a vita a Sharjah, non lontano dall'Emirato di Umm al Quwain.

A piede  libero pare che rimanga solo questo glorioso Ilyushin. Alcune delle mie fonti mi raccontano altri dettagli: corre voce che un pilota sia stato pagato dal boss ben 10.000 dollari solo per provare a spostare il velivolo dalla pista al luogo in cui si trova ora, attraversando un lungo tratto di sabbia.

L’operazione riusci', e permise al boss di vendere per anni lo spazio pubblicitario sulla carlinga, ben visibile dall’autostrada, e di godere un facile accesso per i camion che hanno trasportato altrove un prezioso bottino di pezzi di ricambio originali necessari per mantenere la flotta di chissa’ quanti altri vecchissimi Ilyushin piazzati nelle zone piu’ pericolose del mondo…

Oggi e’ tutto finito, le autorita’ hanno reso inoffensivi i ricchissimi mercanti di morte, ma il glorioso Ilyushin rimane li’, solo nel deserto, coperto di sabbia, a testimonianza del crollo di un impero, di una ideologia, e della successiva corsa sfrenata all’arricchimento senza scrupoli.

 

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