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Diabete e Deserto

 

 

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Un quarto della popolazione locale degli Emirati Arabi Uniti e’ affetta da diabete conclamato.

Si tratta di una percentuale di ben 5 volte superiore rispetto a quella media degli altri Paesi ricchi, e’ una vera e propria piaga sociale che affligge una popolazione ancora in parte non consapvole di come lo stile di vita possa influenzare e prevenire l’insorgere di questa malattia.

E’ noto che il motivo dell’incremento dell’insorgenza del diabete di tipo 2 presso le popolazioni piu’ ricche del globo sia funzione della predisposizione genetica e dello stile di vita, ovvero il consumo di alimenti ipercalorici troppo ricchi in grassi e zuccheri non compensato da un sufficiente dispendio energetico da attivita’ fisica, leggasi sforzo muscolare, fatica, sudore, fiatone.

In tutti i Paesi ricchi tale incremento e’ stato sicuramente notevole, ha portato a incidenze che arrivano al 5% in Europa e al 7% negli USA, ma mai al 25% come nei Paesi esportatori di petrolio del Golfo.

Cosa e’ successo qui?

Ne ho parlato questa mattina con il Prof. Massimo Massi-Benedetti, noto diabetologo, oggi direttore del Dasman Center for Research and Treatment of Diabetes con sede nel Kuwait, e qualche giorno fa anche con Nerio Alessandri, patron di Technogym. La risposta e’ complessa, passa attraverso la storia di queste popolazioni e la sua genetica.

Considerando che i reperti storici piu’ antichi testimoniano la presenza di popolazioni locali risalenti a 7500 anni fa, possiamo immaginare che il patrimonio genetico degli individui delle popolazioni locali odierne sia il risultato dell’adattamento  progressivo alle condizioni di vita particolarmente estreme del loro ambiente, un patrimonio pertanto migiorato progressivamente in almeno trecento generazioni successive di dura vita nel deserto. Fino all’ultima delle trecento generazioni, proprio questa di oggi.

Fino agli anni sessanta, i genitori e i nonni degli attuali pazienti diabetici erano abituati a vivere in abitazioni senza aria condizionata con temperature che superavano i 45 gradi, si occupavano di pesca, di pesci o perle, o pastorizia, cammelli e ovini, e un po’ di agricoltura (essenzialmente palme) nelle poche oasi del Paese.

La dieta era molto povera, essenzialmente derivati del latte di cammello o di capra, riso importato da Iran e India, poca carne ovina e molti datteri. Si beveva acqua da falde molto rare e profonde, sempre ad elevata salinita’ e di difficile approvvigionamento.

I prodotti ittici erano consumati solo dalle popolazioni della costa, impossibile conservarli per traspotarli alle popolazioni all’interno.

Fino agli anni sessanta, il tragitto di poco piu’ di cento chilometri tra le maggiori aree popolate Dubai, Abu Dhabi e la terza citta’-oasi interna Al Ain, che oggi si percorre in comodi SUV in autostrade a sette corsie, richiedeva sette giorni di viaggio a dorso di cammello…

Ecco, in questo scenario, per almeno trecento generazioni il patrimonio genetico della popolazione ha avuto modo di raffinarsi sempre meglio e di adattare la specie migliorandone sempre di piu’ la capacita’ di metabolizzare meglio possibile i pochi alimenti per sopperire al forte dispendio energetico, di resistere alle elevate temperature, di fare a meno di grassi saturi, se non per quei pochi contenuti nel latte o nelle carni comunque magre e consumate raramente.

Ma poi, improvvisamente, l’ultima generazione cambia tutte le carte in tavola…

L’attivita’ diventa improvvisamente sedentaria, la vita si svolge sempre in ambienti condizionati e completamente isolati dall’esterno, si usano mezzi meccanici per qualsiasi spostamento esclusa la brevissima interfaccia parcheggio sotterraneo-ascensore o la lenta passeggiata nel mall. Contemporaneamente diventa accessibile qualsiasi tipo di prodotto alimentare, estraneo alla propria cultura e spesso cucinato da catene standardizzate in franchising, quindi mediante frittura o comunque con materie prime economiche e di conseguenza grasse. Lo stile di vita business driven diventa frenetico, si mangia velocemente, spesso e in modo disordinato. Basta bere poca acqua salmastra, meglio  tante bibite dolcificate, con una volutta’ spiegabile solo  pensando alle pulsioni ancestrali.

E sempre forti dello stesso patrimonio genetico che li ha selezionati e preparati per sopravvivere a sette giorni di marcia nel deserto con poca acqua e poco cibo…

In nessun posto al mondo si e’ verificato un salto cosi estremo, netto e contrastato in una sola generazione.

E infatti in nessuna popolazione al mondo la prevalenza di diabete ha potuto registrare un incremento cosi’ impressionante…