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Influenza ‘suina’ : 70 % di assenteismo preventivo al primo giorno di scuola

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Ai primi di settembre hanno iniziato regolarmente le attivita’ didattiche tutte le scuole in lingua inglese o francese, frequentate soprattutto dai figli degli stranieri residenti a Dubai. Un sacco di bambini dappertutto, atmosfera gioiosa, chiasso e confusone controllati come in ogni primo giorno di scola in tutto il mondo.

L’anno scolastico per le scuole statali dedicate alla popolazione di nazionalita’ Emiratina, in lingua araba, e’ iniziato invece in questi giorni,  appena terminati i festeggiamenti dell’Eid Al Fitr. Con una grande sorpresa : mancavano gli alunni, assenteismo diffuso con punte del 70% in alcune scuole.

Il Ministero ha avviato immediatamente una indagine, partita alle prime ore del mattino del giorno di apertura delle scuole. Il primo indiziato e’ stato il ‘ponte’ : due giorni consecutivi di scuola dopo le feste, poi il week end.

Ma i giornali del mattino successivo hanno rivelato che il motivo principale era stato un altro, ovvero la paura della popolazione locale nei confronti dell’epidemia di influenza.

Timore preventivo, ingiustificato, perche’ sin dai primi giorni del clamore internazionale, sono scattate misure efficienti, ad esempio i controlli di temperatura con sensori all’infrarosso discreti ed efficaci su tutti i passeggeri in arrivo all’aeroporto. I dati epidemiologici sono assolutamente normali, e anche qui si conferma che questa influenza ha sintomi molto simili a tutte le altre influenze stagionali di cui non ci siamo mai preoccupati piu’ di tanto. Anzi, per certi aspetti e’ anche piu’ leggera.

Anche gli Italiani, popolo passionale che si emoziona facilmente, sta dedicando un’attenzione eccezionale a questa influenza, con diversi eccessi che lasciano perplessi, ma una situazione del genere non l’abbiamo ancora vista.

C’e’ un piccolo particolare che spiega questa psicosi negli Emirati: questa non e’ una influenza qualsiasi, ma e’ una influenza addirittura… suina.

E’ noto che le carni del suino non possono essere consumate dai musulmani praticanti. Ma non  e’ ‘solo’ una questione religiosa. Nella cultura locale quella suina e’ una specie immonda, che incute ribrezzo,  loro proprio non possono immaginare come sia possibile allevare maiali  e addirittura nutrirsene.

Un ribrezzo analogo a quello che noi riserviamo forse solo agli scarafaggi, che invece altrove, in Estremo Oriente, vengono consumati allegramente come spuntino caldo da passeggio, acquistato nelle bancarelle come le nostre caldarroste.

Ecco spiegato il comportamento delle madri apprensive, timorose che un virus proveniente da una bestia cosi’ possa contaminare addirittura la propria progenie, a prescindere dai sintomi blandi della malattia.

Ovviamente il ministero ha risposto energicamente, con assicurazioni diffuse da televisione e quotidiani, con volantini che saranno letti in classe, e con minacce di severi provvedimenti disciplinari contro gli assenti ingiustificati.

La situazione tornera’ sicuramente regolare, ma il pregiudizio popolare nei confronti di quella specie animale non cambiera’ certo.

E’ interessante anche la situazione al Cairo, dove da decenni le disprezzate bestiole hanno svolto un importante ruolo sociale.

Ben 300.000 capi convivevano con la popolazione nel quartiere cristiano della citta’. Diverse migliaia di residenti di quel quartiere  campavano grazie alla raccolta della componente organica dei rifiuti prodotti dai cittadini, che veniva usava per nutrire gli animanli, poi macellati e consumati, utilizzandone infine scarti e deiezioni come fertilizzanti agricoli. Un esempio di ciclo biologico ed ambientale chiuso, con creazione di valore economico, occupazione, gestito da imprenditoria privata senza costi per il bilancio municipale.

E’ chiaro che si trattava di una prassi fastidiosa agli occhi di una parte della popolazione, e la psicosi dell’influenza ha portato il governo a vietarla. Tutti gli animali sono stati soppressi, le migliaia di addetti sono ora disoccupati e i rifiuti sono diventati un problema enorme…