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I conti in tasca a Dubai

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Mi capita spesso di leggere articoli che descrivono con pessimismo la situazione economica a Dubai, ma vivendo qui mi ritrovo circondato da grattacieli appena costruiti e da una concentrazione di automobili di grande lusso unica al mondo.

Difficilmente negli articoli riesco a trovare la chiave per capire quanto sia seria e preoccupante la crisi in oggetto, e quanto invece le risorse disponibili possono sopperire alle esigenze di crescita di quella che e’ comunque una citta’-stato in fase di sviluppo. Allora per soddisfare questo bisogno di capire ho cercato alcuni dati per mettere a fuoco la situazione.

Cominciamo dal tema piu’ comune : Dubai ha avviato progetti ciclopici, che sono costati somme enormi. Chi ha investito e’ stato il governo o le societa’ semi governative con denaro preso in prestito.

Alcuni dei progetti recenti : la palma Jumeirah, ora terminata, e la palma Jebel Ali, ancora piu’ grande, in fase di costruzione.

L’aeroporto, che ha appena superato Singapore come numero di passeggeri. Una grande flotta di Airbus e Boeing, nessuno piu' vecchio di 5 anni, della compagnia Emirates. L’hotel a vela Burj Al Arab, Il Bur Dubai, ovvero il grattacielo piu’ alto del mondo (800 metri, ca. 160 piani), il mall piu’ grande del mondo (1200 negozi e tante altre cose), impianti di desalinizzazione in grado di soddisfare le esigenze di quasi 2 milioni di abitanti, dei loro campi da golf, piscine fontane e laghi artificiali, ecosi' via.

Tutto questo e’ costato denaro a debito, che sarebbe stato restituito abbastanza velocementte se la dinamica economica non fosse cambiata cosi’ drasticamente. Ora la preoccupazionne e’ che il sistema possa avere difficolta’ a mantenere le sue promesse ai creditori.

Quanto denaro in prestito? Ecco il primo dato : se crediamo alla stima piu’ requentemente riportata nelle analisi della stampa economica, si parla di 100 miliardi di dollari.

Per capire se sono tanti o pochi, penso al debito pubblico italiano : 1750 miliardi di euro, ovvero 2500 miliardi di dollari. I 100 miliardi di dollari complessivi di Dubai sono meno dei 120 miliardi di debiti accumulati in italia solo nei primi sei mesi dell’anno.

Adesso pero’ rapportiamo alle teste : esclusendo gli espatriati, l’80% della popolazione, il debito dovra’ ricadere integralmente sui pochi locali, circa 200.000 persone, che pertanto dovrebbero restituire una somma di 500.000 dollari a testa neonati compresi, dieci volte di piu’ rispetto ai 50.000 dollari di debiti con cui nasce il neonato italiano.

Ma non hanno il petrolio? Andiamo a calcolare anche questo : si estraggono 240.000 barili di petrolio al giorno. A 70 dollari l’uno, a fine anno arrivano circa 6 miliardi di dollari, quindi a malapena ci pagano gli interessi, il capitale da restituire rimane sempre quello.

 Ma ora mi domando : con 100 miliardi presi in prestito hanno costruito un sacco di cose, che hanno comunque un valore, nonostante la crisi. Tale valore si e’ notevolmente ridotto in questi mesi, ma le stime piu’ recenti portano comunque a calcolare asset immobiliari proprieta’ del governo e delle societa’ semi governative per almeno 400 miliardi di dollari.

Ecco allora che il cittadino degli Emirati puo’ tirare un sospiro di sollievo, accanto al mezzo milione di debito si ritrova due milioni di patrimonio.

Ma cosa deve dire il suo connazionale che vive a 150 km da lui, ad Abu Dhabi, nel cui territorio si trova il 10 % delle riserve mondiali di petrolio?  Facciamo un po’ di conti in tasca anche in questo caso, cifre alla mano.

Si estraggono quasi 3 milioni di barili al giorno, che fanno 75 miliardi di dollari ogni anno. Il suo governo ha da tempo investito i proventi in attivita’ finanziarie internazionali, e possiede un fondo sovrano con liquidita’ per 850 miliardi di dollari, pronti per essere investiti. Per intenderci, gli altri fondi sovrani piu’ ricchi del mondo, quelli della Norvegia, di Singapore, della Cina, raggiungono al massimo circa 300 miliardi l’uno. Se consideriamo che ad Abu Dhabi gli abitanti locali sono 400.000, e che gli investimenti all’estero gia’ effettuati superani i mille miliardi, allora ogni cittadino locale nasce possedendo una aliquota di benessere del valore di 17 milioni di dollari, ovviamente senza debiti…